Per anni, la plastica è stata sinonimo di progresso. Ha rivoluzionato l’industria dell’imballaggio, l’automotive, la medicina e i beni di largo consumo grazie alla sua resistenza, leggerezza e basso costo.
Ma alla fine degli anni ’70 è emersa una contraddizione: questo materiale praticamente indistruttibile non scompariva quando diventava rifiuto.
Le discariche crescevano, i costi di gestione aumentavano e, allo stesso tempo, il prezzo del petrolio saliva. L’industria si è trovata di fronte a una realtà scomoda: continuare a produrre plastica vergine mentre si accumulavano tonnellate di rifiuti non era né sostenibile né economicamente efficiente.
Il riciclo non è nato come uno slogan ecologico. È nato come una decisione industriale.
Le prime linee di riciclo del PET sono nate in questo contesto, inizialmente destinate alla produzione di fibre tessili e ad applicazioni con minori esigenze tecniche. Tuttavia, il vero punto di svolta è arrivato negli anni ’90 e 2000, quando i progressi nei sistemi di filtrazione e decontaminazione hanno reso possibile la produzione di materiale riciclato idoneo al contatto alimentare.
Quel momento ha cambiato il modello: una bottiglia poteva tornare a diventare un’altra bottiglia.
Produttori di tecnologia specializzata come EREMA, WEIMA o MACCHI hanno rappresentato una parte essenziale di questa evoluzione tecnologica, sviluppando sistemi sempre più efficienti per la triturazione, il lavaggio, l’estrusione e la pellettizzazione.
Oggi il riciclo della plastica è un pilastro strutturale dell’industria globale. Non solo per esigenze normative o impegni di sostenibilità, ma perché è diventato parte integrante della strategia dei costi e dell’approvvigionamento delle materie prime.
Il valore strategico della macchina usata nel riciclo
In questo contesto, la tecnologia è fondamentale. Ma lo è anche il modo in cui vi si accede.
L’investimento in un impianto completo di riciclo può essere significativo. Per molti riciclatori e trasformatori, la macchina usata rappresenta una via strategica per:
- Ridurre il CAPEX iniziale
- Accorciare i tempi di avviamento
- Accedere a marchi consolidati con minore rischio finanziario
- Aumentare la capacità in modo progressivo
È qui che entra in gioco MachinePoint.
In MachinePoint lavoriamo con macchinari usati per il riciclo della plastica: linee complete di riciclo PET, sistemi di triturazione, impianti di lavaggio, estrusori per la rigranulazione e sistemi di pellettizzazione. Il nostro approccio non si limita alla compravendita; analizziamo lo stato tecnico e realizziamo ispezioni per garantire che le macchine possano tornare a produrre con piena affidabilità.
Ogni progetto di riciclo avviato con macchinari usati non recupera solo plastica. Recupera anche asset industriali che hanno ancora capacità produttiva. È una logica coerente con i principi dell’economia circolare: massimizzare il valore delle risorse esistenti.
Il riutilizzo dei macchinari consente a nuovi impianti di entrare in funzione più rapidamente e alle aziende in espansione di ampliare la propria capacità senza sostenere il costo completo di attrezzature nuove.
In un settore in cui i margini possono dipendere dal prezzo della resina e dall’efficienza operativa, ottimizzare l’investimento in tecnologia può fare la differenza.
Il riciclo della plastica è nato come risposta pragmatica a una crisi industriale. Oggi è una componente strategica del modello produttivo globale.
E in questa trasformazione, sia il materiale sia la macchina possono avere una seconda vita.


